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Lungavia.eu

Abbiamo appreso con tristezza scaricando la mail che c'è qualcuno anche molto vicino a noi che forse non riflette prima di scrivere. Capisco che la notizia di Favilla abbia sconvolto tutti ma certe frasi suonano qui fra le montagne più come insinuazioni che come consigli. Lo sappiamo da soli che sull'Appennino non ci sono i mamba o gli scorpioni! E che si possa pensare che Favilla fosse assetata o affamata o debilitata dalle fatiche è assurdo per chi ci conosce come uomini di cavalli e come uomini! Vi assicuro che ci accorgiamo quando il nostro cavallo ha sete o è affaticato, l'unica cosa che non è mai mancata in quasi tre settimane sono l'acqua e i pascoli, inoltre essendo in montagna la temperatura è stata sempre gradevolissima per camminare. La buona metà del percorso (tanto per spremere di più i cavalli) è stata fatta da noi a piedi. Ma Favilla è morta lo stesso e tre veterinari di questi luoghi hanno detto la stessa cosa e hanno visto gli altri cavalli e sapevano che volevamo continuare. Non serbiamo alcun rancore per nessuno questo è chiaro ma chiediamo attenzione perché in queste valli ancora di dolore le parole hanno lunghe eco e a volte anche se l'intento è onestamente buono fanno male!Vorremmo allegare di seguito la mail di una ragazza che ci ha incontrati solo pochi giorni prima che vale molto più di mille parole.
Da: Licia PoddaOggetto: Un abbraccio da Licia Ciao, Torniamo oggi dal rifugio Bargetana, dove io e Marta siamo andate per controllare le nostre primule. Non so se vi ricordate di noi, quelle due biologhe di Bologna. Abbiamo letto sul librone del rifugio l'indirizzo del vostro sito e mi sono permessa di venire in rete per sapere di voi. Mi aveva molto incuriosito, affascinato ed impressionato la luce che c'era nei vostri occhi e l'entusiasmo nel vostro cuore. Purtroppo leggo ora della vostra Favilla. Ragazzi coraggio! Il vostro amore (che emettete da tutti i pori) vi rafforzerà e aiuterà in questo momento buio buio buio.
I vostri cavalli sono felicissimi di essere con voi in quei posti.io li ho visti correre al rifugio Bargetana.non c'è alcun dubbio.tenete duro siete bellissimi, mi avete lasciato davvero gioia e amore nel cuore! Cercate di trovare la forza necessaria a superare questo dolore e continuate a guardarvi con quella luce meravigliosa!Vi abbraccio Licia Licia Podda Dip. Biologia Evoluzionistica Sperimentale Università di Bologna 4 luglio 2006 Dal triste Passo Brattello riparte una buffa compagnia, due improbabili camminatori, una cavalla bianca carica come un ciuco e due puledrotti. Un alone strano li accompagna ma non direi per forza tristezza nostra prima sera da non più cavalieri è comunque stata fortunata, dopo interminabili salite (o forse sembravano a me visto che si camminava) ed esserci ovviamente persi in quel comprensorio boscoso senza la minima traccia di segnaletica dei sentieri, troviamo una chiesetta in una bella radura erbosa, acqua da due fontane, e un bel posto, fuoco lasciato preparato da operosi scout che avevano sicuramente bivaccato lì. Valvenera pare sia stata fondata da un eremita che ha visto la Madonna nel '700 e le pareti della chiesettina sono affrescati di tutto punto anche se per vederli bisogna sbirciare dal logoro portone chiuso. In un posto così le suggestioni notturne, sotto la luce di un mirto splendente di lana, i lugubri rumori del bosco, fanno mal volentieri prender sonno a chi ha come rifugio una sottile tenda arancione.
Della tappa Valvenera Passo Due Santi non c'è molto da dire: sudore, momenti di tristezza, faggete, sentieri comodi ma non segnati, quindi ovviamente ci siamo persi e questa volta sbagliando proprio l'orientamento e perdendo un bel po' di tempo e fatica.
Il passo Due Santi è una terra di confine da sempre anzi di tre confini Toscana, Emilia e Liguria forse per questo ci sembra ospitale. Siamo fermi qui da sabato sera i cavalli pascolano sulle piste da sci e un pastore ci ha portato qualche pressa di fieno (e che fieno!) cerchiamo di riorganizzare le idee io a volte mi sento un po' vuoto ma tutto sommato stiamo bene!Qui è terra di cavalli tutte le mattine vengono a farci visita i Bardigiani che vivono selvatici su queste montagne e vengono ad abbeverarsi nel canalone giù sotto, hanno tutti una campanella al collo e si muovono in piccoli branchi. Sono buffi con le loro crinierone sopra gli occhi e la loro aria rustica e socievole. Tutte le persone con cui parlo hanno cavalli sulla montagna, chissà io mi sono già stufato di non essere più cavaliere! Un bacio a tutti.
8 luglio 2006 Cocaina ed altre storie.
Il Passo Due Santi è un posto accogliente, mi sono ripetuto spesso nei primi giorni della nostra permanenza qui. Poi c'erano cavalli ovunque, nelle faggete nei pascoli, a gruppetti più o meno numerosi con le loro campane e tanti puledrini.
Tutti qui hanno cavalli sulla montagna, soprattutto Bardigiani, prima o poi destinati alla macellazione anche se in pochi lo dicono. Domenica mattina scorsa, eravamo davanti al rifugio, quando vedo arrivare un pastore con una cavallona grigia e il suo puledro nato da poco. Li seguiva una bella cagnetta grigionera con un muso furbo da lupetta e un'altra cavalla libera. Si fermano davanti a noi e il pastore ci chiede se abbiamo del grasso per curare una feritina all'anteriore della sua cavalla grigia.
Parla forte con tutti in lunigianese e noi diamo il grasso alla ferita (l'applicazione di grasso su di una piccola ferita evita che gli insetti vi si posino sopra irritandola e tiene la pelle morbida in caso di croste).
Gli chiedo se conosce qualcuno che vende un cavallo e lui mi dice che suo fratello ha perlappunto una femmina di sette anni, mezza bardigiana mezza araba. L'incrocio ci incuriosisce e a dire il vero anche il pastore, così, pur lasciando con riluttanza i cavalli e il materiale incustoditi, scendiamo con lui in macchina. La cavalla che vediamo è bella (e ha un puledro splendido!) la vediamo libera al prato, è molto araba, la montiamo anche, ma non scocca alcuna scintilla. Sono tutti gentili con noi, un terzo fratello (Bruno) ci porta a vedere una sua puledra di un anno (bellissima!) solo per il gusto di farcela vedere poi il pastore ci riporta al rifugio. I suoi cavalli sono ancora lì nei paraggi, liberi a brucare, io faccio gli occhi dolci alla cavalla più giovane, ma non sembra che il pastore voglia disfarsene, ci dice che non è adatta per noi, che non conosce altro che la sua montagna e la sua campana! Quando viene sera però le cavalle del pastore sono ancora nelle vicinanze così decidiamo di andarla a prendere per guardarla meglio. E' proprio carina tutta baia, tre balzane, una macchia bianco latte le copre il musino, occhi blu! Fisico da cavallo americano posteriore e petto importanti, corta al punto giusto e pastorali comodi. Mi piace decisamente. A Clara no, Favilla è troppo presente ed inevitabili sono i paragoni. Comunque si lascia prendere, incavezzare e tirare, è dolcissima, si fa carezzare ovunque addirittura, sotto la luna, Clara la monta delicatamente e la puledrona resta pacifica e serena. Se fosse stato un esame e Clara l'esaminatrice la mia cavallina se la sarebbe cavata alla grande!Il giorno dopo vedo altri cavalli, parlo con tutti, ma i prezzi sono un po' alti per cavalli già domati e nessuno mi rientra nell'occhio. Anche se Clara è titubante decido di attaccare decisamente il pastore e seduti davanti al rifugio intavoliamo un'infinita trattativa. Lui mi piace molto anche se è arcigno come un faggio di montagna il tutto finisce con un nulla di fatto: non è adatta a voi, non porta la sella e non sta neanche legata. Si però mi piace, è adattata alla montagna, alle salite, ai pascoli, agli inverni nevosi e poi qui siamo tranquilli anche a livello logistico cosa non sempre scontata durante il cammino. In più Clara non è per niente spaventata dal fatto che la cavalla sia completamente sdoma anche se rimane sulle sue. E pensare che prima di partire abbiamo a lungo preparato i cavalli: alla corda lunga, ad essere legati, a farsi tirare da cavallo, ad essere desensibilizzati alle paure ed ora vorremmo farlo in viaggio, "in corso d'opera"!Clara mi da un ultimatum monetario ormai sono due giorni che ci pensiamo e non è ancora decisa, comunque le sue difese si stanno allentando. Pietrino, il pastore, l'indomani torna su con la sua canina Chira e le pecore, sarà un'altra giornata di trattative, nel frattempo la cavallina scorrazza libera con le sue compagne sul monte Spiaggia. Fino a sera Pietrino si mostra irremovibile, io gli faccio una corte serrata, fra tutti quanti sono il più convinto, a fine giornata ci conosciamo meglio e io sarei davvero contento di comprare la cavalla di quest'uomo. Nella trattativa si inserisce anche il nipote del pastore, Manuel un ragazzone scuro e deciso sembra forte come un toro, che alla fine rompe l'empasse e porta a termine la trattativa. La cavalla è nostra quando ormai è sera.
Dormi dormi cavallina la tua ultima notte di selvaggia sui montidin don la campana sotto ai faggie gli occhi sulle vallie le zampe robustedormi dormi cavallinasul monte Spiaggia da dove si vede il mare! Incontri come quelli che abbiamo fatto al passo Due Santi valgono una Lungavia, grazie di cuore a Pietrino il pastore che ci ha dato la sua puledra e ci ha coccolati per una settimana come figli, alla sua dolcissima moglie Giulia, ai fratelli Bruno e Roberto (hanno cavalli bellissimi) a Manuel (il quale mi ha aiutato in tutti i modi). Poi impossibile non ringraziare i gestori del rifugio Due Santi: Virgilio, Angelo e le bimbe che facevano lo stage. Ci hanno davvero accolti in maniera stupenda e sopportati per tutta la nostra lunga sosta! Grazie a tutti voi nobili genti di Zeri vi porteremo a lungo nei nostri cuori!Ma ci sono talmente tante cose da dire della settimana passata ai Due Santi che non so come cominciare. Diciamo prima di tutto che è stata una settimana all'ingrasso, al rifugio il pranzo era a prezzo politico le quantità no, in più la sera spesso ci invitavano a stare in compagnia con annesse libagioni. Io mi sono velocemente adattato alla sedentarietà, il campo sembrava quello di zingari a cavallo con tanto di tendone e presse di fieno, la giornata poco faticosa e non c'era il tormentone smonta e rimonta tutto il materiale. Venerdì sabato e domenica dovevano servirci per dare un minimo di infarinatura a Cocaina (dopo lunghissime elucubrazioni ormai la chiamiamo così) sulle basi del cavallo da soma o meglio sulle basi generali dello stare con l'uomo visto che ce l'hanno portata che non metteva la cavezza e non era mai stata legata. Questa cavallina è sorprendente, non solo sta legata ovunque ma ti segue come se lo avesse sempre fatto, l'abbiamo sellata e bisacciata con estrema facilità non si muove non si impressiona sembra espertissima.
Non solo ma si è anche subito affezionata agli altri cavalli, Hispalis le ha voluto subito bene così come i puledri. Non potevamo fare scelta migliore, spesso ci ricorda Favilla x la sua dolcezza e per il fatto che anche lei era nata "imparata"!Ero un po' preoccupato per la ferratura che avevamo deciso di fare solo davanti (come Buontempo) la cavalla non aveva mai imparato a dare i piedi e la mia ansia è cresciuta quando Pietrino si presenta alle sette del mattino con un maniscalco di 86 anni essendo nato nel '20! Sicuramente sarà esperto, ho pensato, e infatti, con il pastore che teneva i piedi, l'arzillo maniscalco ha applicato due ferri di antica concezione con chiodi che così grossi non sapevo neanche esistessero. Risultato una bella cavallina ferrata alla vecchia maniera e operativa nonostante l'età sua e del suo maniscalco!Approfittando della strategicità del posto sono venuti a trovarci in tanti compresi il mitico Aldo (senza di lui tutto questo non sarebbe possibile!) e i miei genitori oltre che l'infaticabile Michela e Sandrina e famiglia, ci siamo sentiti coccolati e abbiamo approfittato di pranzi e cene in compagnia, fra l'altro ma questo lo sapete siamo Campioni del Mondo!Poi domenica sera una dolce inaspettata sorpresa sempre ad opera dell'amico Pietrino che ci ha fatto dono della sua cucciolina, una splendida pastorina di sei mesi nera come la notte e con gli occhi furbetti. Ho sempre desiderato il cane di un pastore e Nina è figlia di Chira cane incredibile con le pecore e con le vacche. Gli ho fatto gli occhi dolci tutta la settimana e alla fine Pietrino ci ha stupiti ancora con il più bello dei regali! Ora siamo in sette! 10 Luglio [P.sso Due Santi - P.sso Centocroci] Con una certa apprensione su come si sarebbero comportate le nuove amiche ci siamo rimessi in marcia, ormai siamo sulla Alta Via ligure che sembra agibile e ben segnata, direzione Passo Cento Croci una tappa interminabile (8 ore) ma con le gambe e la testa riposate e una allegra comitiva. Si perché le novizie sono eccezionali Cocaina sembra aver sempre fatto trekking e Nina l'ho tenuta legata solo mezza giornata poi è sempre venuta con noi attenta a non perderci e felice della nuova avventura! I panorami sono morbidi e stupendi, vacche ai pascoli ovunque, al passo della Cappelletta quattro enormi eliche eoliche sembravano la versione moderna dei mulini a vento di Cervantes, siamo sfiniti quando arriviamo ormai tardissimo al Passo Cento Croci.
Sarà la nostra prima notte in un letto da più di un mese al ranch Camillino dove la Nina ha dormito in stanza con noi e i cavalli liberi in un bel recinto erboso. Ormai nel sonno, sentivo il dolce campanello dell'ultima arrivata suonare al ritmo lento delle sue ganasce. 11 Luglio [P.sso Cento Croci – M.te Ventarola] Dal Passo Centro Croci l' Altavia ci porta per paesaggi stupendi al Monte Ventarola; è stata una piccola tappa di 3 ore percorsa come ormai d'abitudine a piedi e questo fatto mi ha giovato visto che nonostante le varie trattorie ho stretto la cintura di ben tre buchi.
Cocaina è stupefacente: serena, forte, sicura un vero cavallo da trekking. Anche Ninetta se la cava alla grande e ad ogni sosta all'ombra ne approfitta per farsi una dormitina. E' la più allegra del gruppo salta, scodinzola e fa le feste di continuo, la sua specialità è sleccucciarti al volo tutte le volte che può. Il Ventarola è uno dei posti più belli dove abbiamo dormito, una piccola fontana fresca, pascoli dorati e cespugli spinosi sparsi come nei sulle curve dei monti: con la luce trasversale e calda dell'ultimo sole ci sembrava di essere nella savana. Era così bello che mi è venuta spontanea con Clara la battuta:"qui è così bello che forse ci muore un cavallo" il posto ricordava il, per noi triste, monte Molinatico. Lei ha trovato la battuta di cattivo gusto.
12 Luglio [M.te Ventarola – P.sso del Bocco] Ripartiamo alla volta del passo del Bocco, tappa semplice ma lunghissima in tutto sette ore anche queste a piedi. Questa parte della Liguria (parco dell'Aveto) è meravigliosa per paesaggi e vedute le montagne sono coperte dal miele dei pascoli e l'uomo ruba lo spazio terrazzando operosamente, le vette sono austere e rocciose, alte minacce, anche qui ci sono animali liberi ai pascoli.
Poco sotto al Bocco sta una serie di paesini da fiaba abbarbicati sul pendio boscoso delle montagne sono Sopra la Croce posto incantevole. Ci avevano consigliato lì un posto dove mettere i cavalli e vista la lunghezza della tappa e il progressivo imborghesimento decidiamo di lasciare i cavalli in un modesto maneggino e noi in una locanda carina con stanza vista valle!" Un incontro che ti cambia e un brutto spavento! 15 Luglio [Sopralacroce – Lago di Giacopiane] Eravamo rimasti ai nostri avventurieri un po' pigri che si godono la vita a Sopralacroce, purtroppo però i cavalli un po' meno visto che le razioni di fieno al maneggino non hanno soddisfatto animali abituati a almeno sei ore di pascolo al giorno nonostante le nostre raccomandazioni. Così anche se riposati partiamo con l'amaro in bocca vedendo i cavallini vuoti come acciughe! Decidiamo allora per una tappa breve (3 ore) fino al lago di Giacopiane posto ideale per il bivacco con la sua acqua cristallina e i suoi pascoli invitanti. I cavalli hanno il tempo di riempire i loro grossi ventri da transumanza e poi tutti a fare il bagno con i pescatori incuriositi da questo buffo fuoriprogramma. Hispalis e Buontempo spruzzano e si coricano nell'acqua fresca, Cocaina segue Clara fin dove si tocca a mala pena (quanto ci ricorda Favilla!) mentre Bukara (regina del Sahara) fatica ma alla fine si bagna con soddisfazione. In questo lago formato da una diga e dal progressivo allagamento della vallata si pesca la carpa. Conosciamo due ragazzi carinissimi che fanno la pesca "no kill" maniaci malati della loro passione stupenda, passano le notti al lago per catturare bestie enormi (la più piccola che avevano preso pesava 8 chili!) e la mattina (dopo l'immancabile foto di rito) liberano i pesci con amore. Sono loro i padroni delle carpe, le nutrono le aiutano nella riproduzione costruendo a pelo d'acqua speciali "nidi" per la deposizione, le conoscono e non le uccidono mai, che bella passione! Un altro gruppo di pescatori bivacca sulle rive del lago, un paio di famigliole e una piccola tendopoli, sono gentili e si interessano alla nostra storia, i bambini danno da mangiare alla timidissima Nina. Il nostro morale però nonostante la nuotata e l'ottimo posto per i cavalli non è dei migliori e il fatto di sentirci "lenti" non aiuta chi inizia a pensare ai verdi prati di Ranchal. Il peso dei kilometri fatti si fa sentire e la meta è ancora lontana chissà quante cartine.
Partiamo all'ora canonica scarpinando su per un sentiero suggerito da ragazzi a cavallo per evitarci un bel tratto e arrivare dritti sul crinale a prendere l'Alta Via, il primo tratto è davvero impegnativo a livello fisico sale di brutto ma non è pericoloso e ovviamente siamo a piedi, poi la via prosegue tutto sommato piacevole su e giù per il crinale boscoso. Verso mezzogiorno ci becchiamo il primo vero temporale che dura un'oretta e ci costringe al riparo in una cappelletta rifugio (capp. del Bozale) in un postaccio nel bosco tutto scosceso, ma siamo stravolti e dopo un frugale pasto ci facciamo un mini sonno profondo. Il pomeriggio sarà una lunga passeggiata fino a Cabanne paesino a fondovalle lungo il torrente Aveto. Ci accoglie l'ingegnere Vittorio nel suo rifugio posto tappa alta via l'unico incontrato finora, è molto carino con i letti a castello e la stufa a legna sembra un vero rifugio di alta montagna anche se qui siamo a seicento metri. L' ingegnere ci fa sistemare i cavalli in un recinto di sua proprietà che altri non è che un campo giochi per bambini ai nostri piace parecchio è pieno di trifoglino e nessun animale pascola mai li, un grosso bidone blu assicura l'abbeveraggio." 17 Luglio [Cabanne - La Giassina]Partiamo tardi come al solito solo che ora il caldo inizia a farsi sentire nelle ore centrali della giornata, le quote sono calate sensibilmente, la stagione avanza e il mare si fa vedere spesso mentre il suo odore ce lo porta il vento. Clara dice di sentire l'odore della crema solare la verità è che per noi montagnardi il sole dei mille metri è afa. La tappa sarà di cinque ore, tutto sommato gradevole e senza tensione, nel tardo pomeriggio arriviamo al passo della Giassina dove troviamo un posto davvero unico. L'intero passo é occupato da installazioni di ogni tipo: container, baracche, casette in muratura, ferri vecchi ovunque, cani ovunque, casino ovunque e nel mezzo una piccola osteria famosa nella zona. L'insegna è un'incerta scritta a bomboletta "osteria" sulla parete dell'edificio, siamo stanchi e il gestore (che ha le bestie) ci offre un pascolo enorme tutto recintato, perfetto si mangia alla grande noi e i cavallini che dormiranno bradi senza cavezze. Come l'ambientazione lasciava presagire i personaggi qui alla Giassina sono tutti stravaganti ma molto gentili in più si mangia bene con poco.
Purtroppo prima di dormire la povera Ninetta si acchiappa un orecchio nel filo spinato, ne deriverà un lungo taglio verticale che medichiamo e cerchiamo di richiudere con un punto adesivo anche se con poche speranze che si richiuda bene. Non importa lei sta bene.
18-19 Luglio [La Giassina - Piane di Sella] L'incontro con Lino e Aurora nel loro centro equestre dopo una tappa tutto sommato gradevole meriterebbe molte righe e molto tempo. Per il momento dirò che i cavalli sono stati curati da Dio, che abbiamo passato due giorni indimenticabili in compagnia anche di mio fratello, Carolin e Viviana nonché altri amici del centro persone davvero squisite. Lino e Aurora lavorano secondo il metodo Parelli e consiglio a tutti quelli che amano l'equitazione di interessarsi a questi studi, poche volte ho visto lavorare i cavalli così rilassati e curiosi come con Lino e Aurora. Sono stati giorni di conversazioni equestri con gente che finalmente condivide le nostre idee, ci hanno presentato il metodo con una dimostrazione con cavallo in libertà montato da Lino a tutte le andature mentre Aurora "giocava" con due cavalli contemporaneamente facendoli sembrare legati a invisibili fili come le marionette. Che bello: comunicazione, condivisione, gioia, leggerezza, complicità il sogno di ogni uomo di cavalli! Il giorno della partenza decidono di accompagnarci per un paio di tappe, portano il loro trailer al Passo dei Giovi, bisacciano i loro cavalli Pedro e Luna (che belli che bravi!) e partiamo in allegra comitiva mai come 'sta volta numerosa. Ci aspetterà la giornata più dura della Lungavia il mio consiglio è: non imboccate mai l'Alta Via dalla Scoffeta al Colle Creto, meglio farsi 20 km diasfalto!

Source: http://www.lungavia.eu/files/Download/2%20Agg.%20Luglio.pdf

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